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Il Disinformatico
Ogni venerdì dalle 11.00 a mezzogiorno Paolo Attivissimo, il nostro Disinformatico di fiducia, mette luce laddove internet e l'informatica tutta ci sembrano assolutamente troppo complicati. Bufale della rete, truffe e virus... non ci sono segreti per il Disinformatico! Visita anche il sito del disinformatico: www.disinformatico.info.


Le parole di Internet: metadati Stampa E-mail
giovedì 13 giugno 2013
metadati. Dati che descrivono altri dati e forniscono informazioni sul contenuto di un oggetto digitale. Per esempio, un'immagine può contenere metadati che ne descrivono le dimensioni, la data e l'ora di scatto, le coordinate geografiche del luogo nel quale è stata ripresa una fotografia; un documento di testo può contenere il nome del suo autore, l'indicazione del programma usato per scriverlo, le tappe successive delle sue modifiche, e altro ancora.

Nel caso delle intercettazioni legate per esempio al caso PRISM (il sistema di monitoraggio pervasivo della NSA statunitense rivelato recentemente) si tratta principalmente di metadati riguardanti le navigazioni in Internet e le telefonate: quindi non il contenuto di queste navigazioni e telefonate, ma i dati che le descrivono. Per esempio, i metadati in questo campo possono includere la data e l'ora alla quale è stata fatta una chiamata telefonica, i numeri dei due interlocutori e la durata della telefonata: utilissimi per tracciare la rete delle conoscenze e amicizie di un sorvegliato. I metadati delle navigazioni in Internet possono essere la cronologia dei siti visitati, l'orario della visita, il browser usato, e altro ancora.

Articolo di Paolo Attivissimo
 
Antibufala: superluna rosa il 23 giugno? Stampa E-mail
giovedì 13 giugno 2013
Tenetevi forte: il 23 giugno ci sarà in cielo una Luna gigante e oltretutto rosa. Almeno così sembrano promettere tanti siti che annunciano questa visione spettacolare e (secondo loro) rarissima.

Non cascateci: la “superluna” è semplicemente una Luna piena che si verifica quando il nostro satellite naturale è alla sua distanza minima dalla Terra e visivamente non è molto differente dalle altre Luna piene. È leggermente più grande (circa il 14%), ma a occhio la differenza non si nota, come sottolinea Urban Legends. Inoltre non è affatto un fenomeno raro, perché una Luna piena a distanza minima (perigeo) si verifica mediamente una volta l'anno.

In quanto alla colorazione rosa che la Luna dovrebbe assumere per l'occasione, si tratta di un malinteso dovuto a un errore di traduzione: “pink Moon”, letteralmente “Luna rosa”, è il nome che si usa tradizionalmente in alcuni paesi anglofoni per indicare la Luna piena che si verifica in occasione dello sbocciare della flox, una pianta erbacea che produce fiori rosacei. Ma la Luna non diventa affatto rosa.

Articolo di Paolo Attivissimo
 
Pulp-o-mizer: poster retrofuturistici personalizzati Stampa E-mail
giovedì 13 giugno 2013
Vi piace la grafica retrofuturistica, quella un po' steampunk e un po' art deco che prende le tecnologie di oggi e le riempie di pinne, cromature, rivettature, manopole in bachelite, giubbotti e occhialoni da aviatore da inizio del secolo scorso? Vi piacerebbe poterne fare dei poster personalizzati?

Ho il sito che fa per voi: si chiama Pulp-O-Mizer e permette proprio questo: si possono creare immagini componendo vari elementi standard (dirigibili, astronavi, robot che sembrano caldaie, e molto altro ancora) e poi completarle con diciture che usano i font tipici delle riviste di fantascienza pulp degli anni Trenta.

Le immagini sono scaricabili gratuitamente, ma possono anche essere stampate come poster, T-shirt, tazze, quaderni, custodie per tablet e biglietti da visita. Imperdibile.

Articolo di Paolo Attivissimo
 
35 anni di Space Invaders! Stampa E-mail
giovedì 13 giugno 2013
Giugno 1978: arriva sul mercato dei videogiochi Space Invaders. E il mondo (almeno quello informatico) non sarà piu lo stesso. L'enorme successo del gioco, sviluppato in Giappone da Tomohiro Nishikado, trasforma il gioco digitale da fenomeno di nicchia a fenomeno di massa, da giocare non in casa (le console di gioco non c'erano ancora) ma nelle sale giochi (arcade).

Il concetto del gioco è molto semplice: astronavi aliene si avvicinano con intento ostile, avanzando in ranghi serrati a zigzag, e il giocatore deve usare il proprio veicolo spaziale, dotato di un solo cannone, per centrarli e accumulare punti.

La grafica era assolutamente primitiva: movimenti a scatti, colore inesistente (i colori erano aggiunti mettendo delle strisce di plastica colorata sullo schermo), audio monofonico. Di più, con l'hardware dell'epoca, non si poteva fare.

Ma nel 1978 le regole di questo videogioco erano così innovative che queste limitazioni venivano ignorate dal giocatore e anzi contribuivano al suo fascino: il fatto che il processore fosse così lento significava che man mano che il giocatore eliminava dallo schermo i nemici, quelli rimanenti si muovevano progressivamente e visibilmente più in fretta perché il processore aveva meno elementi da animare. Invece di cercare di correggere questa caratteristica, Nishikado la tenne perché rendeva più emozionante la partita.

Space Invaders fu il primo gioco a diffondere il concetto di raggiungere un punteggio elevato (era il primo in grado di salvare i risultati dei giocatori), il primo “sparatutto” nel quale anche i bersagli rispondevano al fuoco e il primo gioco con vite multiple. E il resto è storia.

Articolo di Paolo Attivissimo


 
“Wargames” compie trent'anni Stampa E-mail
giovedì 13 giugno 2013
Buon compleanno a Wargames, uno dei primi (e ancor oggi pochi) film a parlare in termini grosso modo realistici del mondo dell'hacking e dell'informatica. Trent'anni fa esatti, a giugno del 1983, usciva al cinema quest'avventura frizzante in cui un giovane Matthew Broderick, nella parte dello “smanettone” informatico, cercava di collegarsi via modem ai computer delle società di sviluppo di videogiochi e incappava per errore in un supercomputer militare che gli proponeva di lanciare la Terza Guerra Mondiale a colpi di missili termonucleari. E lui, convinto di giocare a un videogame, accettava l'invito.

Rivederlo ora è un esercizio di nostalgia informatica che rivela quanto è cambiata la tecnologia in soli tre decenni: se lo guardate insieme a degli adolescenti, preparatevi a parecchie pause per spiegare cos'era un accoppiatore acustico, come facevano i computer a collegarsi tra loro se non c'era Internet, come mai i televisori erano così piccoli ma ingombranti e i telefoni avevano un aspetto così bizzarro, che cos'era l'arte ormai quasi dimenticata del wardialing... e che cos'era l'Unione Sovietica. È una buona occasione per apprezzare quanta strada abbiamo fatto.

Oggi, fra l'altro, possiamo arricchire il film proprio con i servizi offerti dall'informatica: per esempio, su Google Street View possiamo visitare i luoghi immortalati nelle scene di Wargames e scaricare per il nostro smartphone o tablet Wargames: WOPR, il gioco della Guerra Termonucleare Globale mostrato nel film (Android o iOS).

Una battuta del film (“Uno strano gioco: l'unica mossa vincente è non giocare”) è diventata storica: all'epoca si riferiva all'uso di missili intercontinentali armati di testate atomiche (era uno dei momenti più tesi della Guerra Fredda fra Stati Uniti e Unione Sovietica), ma vale ancora oggi per i venti di guerra informatici alimentati dal caso PRISM.

Articolo di Paolo Attivissimo




 
Non è paranoia: l’FBI e l’NSA spiano e registrano davvero in massa il traffico di Internet Stampa E-mail
venerdì 07 giugno 2013
Sembra una di quelle teorie di complotto così popolari nella parte più eccentrica e paranoica di Internet, ma è invece realtà: pochi giorni fa il Washington Post, che non è certo un focolaio di facili cospirazionismi, ha pubblicato un’inchiesta secondo la quale i servizi di sicurezza statunitensi, specificamente la NSA e l’FBI, intercettano in massa il flusso di dati di Microsoft, Google, Facebook, Yahoo, AOL, Skype, Youtube, Apple e altri grandi nomi della tecnologia informatica e ne estraggono e archiviano mail, foto, audio, filmati, documenti, cronologie di navigazione. E lo fanno dal 2007.

Questo servizio d’intercettazione, denominato PRISM, inquieta i cittadini americani, ma in realtà è un problema soprattutto per il resto del mondo: secondo il Washington Post, gli addetti alle intercettazioni usano filtri per escludere i cittadini americani e si concentrano sugli altri. In realtà i filtri sono molto permeabili: basta che il 51% degli indicatori suggerisca che il sorvegliato non è americano, e scatta la raccolta di dati. Per cui nella rete finiscono facilmente anche cittadini a stelle e strisce.

Le società coinvolte, secondo le indagini giornalistiche, hanno aderito volontariamente alla raccolta di dati: Microsoft lo ha fatto nel 2007, seguita da Yahoo l’anno dopo e da Google e Facebook nel 2009. Youtube, Skype, Apple e AOL si sono accodate negli anni successivi, anche se Apple ha negato formalmente la propria adesione.

L’unico grande nome escluso dall’adesione al programma PRISM di intercettazioni è Twitter, ma va detto che il traffico di Twitter è in gran parte pubblico in partenza e vi sono già state dimostrazioni del fatto che i tweet contenenti parole chiave legate al terrorismo vengono captati in tempo reale dalle forze di sicurezza di numerosi paesi.

La rivelazione giornalistica è stata sostanzialmente confermata da James Clapper, direttore della National Intelligence statunitense: a suo dire, il monitoraggio riguarda solo i cittadini non americani e gli stranieri al di fuori degli Stati Uniti ed è “completamente legale” e approvato dal Congresso: serve a “proteggere il nostro paese da una vasta gamma di minacce”. Anzi, dice Clapper, “la rivelazione non autorizzata di informazioni su questo programma importante e completamente legale è riprovevole e mette a rischio protezioni importanti per la sicurezza degli americani”. Sembra quasi che se la prenda con i giornalisti chiacchieroni.

Che fare, a questo punto? Non si possono biasimare più di tanto le aziende coinvolte: se non si adeguano alle richieste governative sono perseguibili, mentre se accettano di passare i dati possono fatturare il servizio al governo. Ma ora che sappiamo che esiste questo genere di monitoraggio governativo (presumibilmente anche da parte di altri paesi), oltre a quello commerciale operato dai social network, forse rifletteremo più attentamente su quello che scriviamo e diciamo su Internet.

Articolo di Paolo Attivissimo
 
Quanto sono stupide le TV intelligenti? Stampa E-mail
venerdì 07 giugno 2013
Si parla tanto di “smart TV”, o “televisori intelligenti”: in pratica si tratta di computer a forma di televisore. Essendo computer, hanno gli stessi problemi di sicurezza, con l’aggravante che chi vende televisori non ha la stessa esperienza, in termini di sicurezza, di chi commercializza da anni computer tradizionali.

Un ricercatore tedesco, Martin Herfurt, ha ampliato il lavoro iniziato all’Università di Darmstadt e dimostrato che le lacune di sicurezza di questi televisori consentono la sorveglianza remota e permettono anche agli aggressori di prendere il controllo del computer integrato nelle “smart TV” tramite la rete WiFi.

Il problema riguarda in particolare le cosiddette HbbTV, o Hybrid Broadcast Broadband TV, televisori ibridi che usano le tecnologie di Internet per fornire contenuti aggiuntivi o consentire servizi supplementari rispetto alla normale ricezione dei programmi televisivi.

Il flusso di dati WiFi di questi apparecchi può essere analizzato per scoprire quali programmi vengono visti da un utente e anche per fornire allo spettatore informazioni fasulle. Le Smart TV usano infatti un browser Web che supporta Javascript, e questo rende molto facile dirottare le navigazioni dell’utente, per esempio portandolo a un sito-trappola per rubargli password o per altri raggiri, come l’inserimento di notizie false sullo schermo del televisore.

Herfurt ha sottolineato che le emittenti che usano l’HbbTV non hanno adottato le funzioni di base per la sicurezza (non usano cifratura e autenticazione SSL), per cui falsificarne i contenuti spacciandoli per autentici è molto semplice.

Il rimedio, per ora, è limitare l’uso di questi televisori a siti che non richiedono password e non raccolgono dati personali, oppure evitare del tutto l’uso del WiFi da parte delle Smart TV. Non è un granché, ma è tutto quello che si può fare in attesa che i fabbricanti di questi apparecchi rendano più sicure le tecnologie che ci vendono.

Articolo di Paolo Attivissimo
 
Bolletta stratosferica per trasmissione dati? Consolatevi Stampa E-mail
venerdì 07 giugno 2013
Se vi è capitato di usare il telefonino per collegarvi a Internet e avete oltrepassato il limite di traffico di dati incluso nel vostro contratto, avrete notato che la bolletta risulta molto salata anche se avete scaricato soltanto pochi megabyte (basta guardare un paio di video di Youtube per far salire rapidamente il conteggio). Per fortuna molti operatori telefonici e molti dispositivi cellulari offrono dei blocchi automatici del servizio in caso di superamento del limite concordato.

Non è andata altrettanto bene ad Alan Mazkouri, un elettricista inglese che si è visto recapitare, al posto della propria bolletta abituale di circa 300 sterline (436 franchi; 353 euro), una richiesta di pagamento di oltre 163.000 sterline (235.000 franchi; 191.000 euro) dalla Orange britannica.

Secondo la bolletta, il telefonino del signor Mazkouri aveva scaricato dati da Internet ogni venti minuti per tre settimane, per un totale di 52 gigabyte: l’equivalente di circa cinque milioni di mail o 15.000 brani musicali. Il signor Makzouri aveva notato che nel periodo in questione il cellulare era sempre caldissimo, tanto da portarlo a chiederne e ottenerne la sostituzione, ma non immaginava che sarebbe stato scottato molto di più da una fattura così spettacolare.

Orange ha dichiarato che la bolletta non era errata ma comunque l'ha annullata. Ci sono voluti nove mesi, durante i quali il cliente si è trovato con un blocco sull’accesso al credito che gli ha causato non pochi disagi, portandolo a rivolgersi a Watchdog, una popolare trasmissione britannica di difesa dei consumatori.

La natura esatta del guasto che ha portato a questo traffico di dati anomalo è sconosciuta. The Register ipotizza un difetto fisico del telefono che generava connessioni di trasmissione dati anomale e si chiede quanto siano diffusi difetti di fabbricazione analoghi ma meno vistosi che causano addebiti di qualche centinaio di megabyte in più ogni mese.

Il problema è che gli operatori telefonici solitamente non tengono traccia di quale servizio o app del telefono dell’utente ha generato il traffico e di quali siti sono stati visitati, per cui è estremamente difficile risalire alla causa specifica di queste maggiorazioni in bolletta. Meglio quindi attivare le opzioni di blocco e monitoraggio del traffico dati sul proprio cellulare.

Articolo di Paolo Attivissimo
 
Appello per bambina ticinese in cerca di donatori di midollo osseo: non è una bufala Stampa E-mail
venerdì 07 giugno 2013
Con tutti gli appelli-bufala per bambini malati che circolano in Rete, sarebbe facile liquidare come ennesima frottola questa richiesta di donatori di midollo osseo pubblicata su Facebook e riferita a una bambina ticinese di tre anni affetta da leucemia, ma stavolta l’appello è reale e utile, anche se vanno chiarite le modalità di adesione.

Questo appello si differenzia dalle solite catene di Sant’Antonio perché ha una pagina Facebook di riferimento, presso la quale possono essere quindi pubblicati gli aggiornamenti della situazione; troppo spesso gli appelli di questo genere invece non rimandano a un sito che possa informare chi lo riceve sullo sviluppo della vicenda. Se diffondete l’appello è quindi importante includere il link a questa pagina.

L’effetto positivo di quest’appello è stato un aumento delle adesioni al Servizio Trasfusionale Regionale della Svizzera italiana, tramite le serate informative sul tema (il cui calendario è presso Donatori.ch), che permettono di chiarire equivoci frequenti, come il fatto che non ci si può iscrivere al registro dei donatori in favore di una persona specifica e che l’iscrizione non comporta interventi invasivi, che avvengono soltanto se si viene identificati come donatore compatibile con un paziente e comunque non comportano il prelievo di un campione del midollo della colonna vertebrale ma di quello delle ossa oppure un semplice prelievo di sangue. Tutti i dettagli della procedura sono descritti in questo documento.

Articolo di Paolo Attivissimo
 
Aumenta il malware sui siti svizzeri; un computer su cinque è infetto Stampa E-mail
venerdì 07 giugno 2013
Switch.ch ha pubblicato i dati sulla presenza di malware nei siti svizzeri nel 2012 e nel primo trimestre del 2013, segnalando un aumento del 25% rispetto al trimestre precedente. Nel 2012 Switch.ch ha scoperto oltre 2800 siti .ch o .li infettati e capaci di infettare i computer dei loro visitatori; da gennaio a marzo 2013 sono stati rilevati 713 domini svizzeri infetti.

Come fanno i criminali a infettare i siti Internet svizzeri? Principalmente perché molti di questi siti sono protetti da password che vengono rubate o indovinate perché troppo semplici. Gli utenti, secondo Switch.ch, devono difendersi dal rischio di infettarsi a causa della visita a un sito verificando di aver installato tutti gli aggiornamenti di sicurezza per i propri software, in particolare i plug-in per i browser.

C’è ancora molto lavoro da fare in questo senso: anche se la Svizzera è fra i paesi più sicuri del mondo in fatto di malware, rimane il fatto che il 20,99% dei computer monitorati (uno su cinque) è risultato infetto, secondo i dati del primo trimestre 2013 di Panda Labs.

Al primo posto per minore diffusione di malware sui computer degli utenti è risultata la Finlandia (17%), seguita dalla Svezia (20%). All’altro estremo della classifica troviamo la Cina (53,4%), l’Ecuador (41%) e la Turchia (40,3%). In Italia risultano infetti il 31,97% dei computer degli utenti.

I dati di Panda Labs descrivono anche le categorie di malware più diffuse: nel 79,93% dei casi si tratta di cavalli di Troia. Al secondo posto c’è la categoria dei worm, ma è ampiamente staccata, con il 7,48% dei casi; al terzo ci sono i virus propriamente detti, con il 7,48%.

Articolo di Paolo Attivissimo
 
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