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Ubisoft e le gioie dei lucchetti antipirateria |
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Domanda: se una famosa società di videogiochi, stufa della pirateria
dei propri prodotti, decide di adottare un sistema di protezione che
richiede che gli utenti siano continuamente collegati ai suoi server, e
quei server vanno in tilt, quanti utenti dei suoi giochi si troveranno
bloccati? Risposta: tanti di quelli legittimi, e nessuno dei pirati.
Questa lezione sulle vulnerabilità dei sistemi antipirateria (DRM) ci
viene gentilmente offerta stavolta da Ubisoft, quella che offre Assassin's Creed II, i cui forum
si sono popolati improvvisamente, pochi giorni fa (il 7 marzo scorso),
di utenti legittimi furibondi perché non potevano più giocare al gioco
legalmente acquistato. E per almeno dieci ore è andata avanti così.
Questo sì che è un bel modo di incentivare l'acquisto legale dei propri
prodotti.
Nel fiasco, però, c'è lo zampino dei vandali, stando a Ubisoft, che ha pubblicato su Twitter un
avviso che informava che i suoi server erano stati attaccati e ha poi
dichiarato che il 95% degli utenti non ha avuto problemi.
Quale che sia la causa del collasso temporaneo dei server, l'episodio
dimostra la vulnerabilità di questo approccio antipirateria, che come
tanti altri finisce per penalizzare l'utente che ha aperto il
borsellino per avere una copia legale e non fa nulla per bloccare gli
utenti che scroccano. Per un altro gioco della stessa società, Silent
Hunter 5, è stato prontamente realizzato il crack
per scavalcare questo stesso sistema antipirateria (anche per poter
giocare senza essere online): quanto tempo ci vorrà perché succeda
anche ad Assassin's Creed II?
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