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La voce di Edison riemerge da registrazioni dimenticate |
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Immaginate di trovare in un museo una serie di contenitori etichettati
genericamente come programmi radiofonici degli anni Venti. Sapete già
che si tratta di una rarità, perché le registrazioni sopravvissute di
questi programmi prima degli anni Trenta sono quasi introvabili, ma le
etichette non dicono nulla di preciso sulla natura dei programmi
registrati.
C'è un piccolo problema: quando aprite i contenitori, scoprite che le
"registrazioni" non sono bobine di nastro magnetico o dischi, ma
pellicole di acetato in formato 35 mm, simili a quelle che si usavano
nelle fotocamere e nelle cineprese prima del boom degli apparecchi
digitali (e che molti usano ancora), ma senza perforazioni per il
trascinamento.
Cosa ancora più intrigante, queste pellicole non contengono immagini
comprensibili, ma soltanto una serie di righe parallele irregolari. Con
un po' di ricerca scoprite che le righe sono tracce audio in cui i suoni
sono rappresentati da variazioni di forma: sono registrazioni
effettuate con un pallofotofono (pallophotophone in
originale), uno dei primissimi apparecchi per la registrazione audio su
pellicola. Che però non esiste più.
Inquadriamo la tecnologia dell'epoca: il fonografo a cilindro, il primo
sistema di registrazione e riproduzione audio, era stato inventato nel
1877; vent'anni dopo era arrivato il grammofono a disco. La
registrazione magnetica sarebbe arrivata in forma usabile negli anni
Trenta. Nel frattempo, la radio era popolarissima, ma era tutta dal
vivo: mancava un metodo pratico per registrare e riprodurre il suono. Il
pallofotofono, sviluppato da Charles Hoxie della General Electric
intorno al 1922, era uno dei tentativi di risolvere questo problema e di
sonorizzare i film (che all'epoca erano muti, a parte alcuni film
sperimentali). Il nome piuttosto bizzarro deriva dal greco e significa
grosso modo "suono di luce scossa".
Ma di pallofotofoni, al mondo, non ce ne sono più. Niente paura:
attingendo ai pochi disegni originali dell'apparecchio di quasi
novant'anni fa, ne ricostruite una versione moderna e provate a
decifrare una delle pellicole. Dopo due anni di fatiche, a un tratto
emerge dagli altoparlanti la voce di Thomas Edison: proprio l'inventore
del fonografo. La
potete sentire qui, tremolante più per l'età che per i difetti del
sistema di registrazione (che risale al 1929, quando Edison era
ottantaduenne), mentre celebra i cinquant'anni della lampadina a
incandescenza accanto al presidente Hoover.
È quello che è successo realmente a Chris Hunter, curatore del museo di Schenectady, nello
stato di New York, che custodisce una dozzina di queste bobine finora
illeggibili, registrate fra il 1929 e il 1931, e a Russ DeMuth e John
Schneiter, ingegneri della General Electric, che sono riusciti a
ricostruire il pallofotofono per leggerle utilizzando i materiali di
oggi e procurandosi vari pezzi su eBay. Oltre alla voce di Edison, il
loro lavoro ha recuperato anche brani della stessa celebrazione con la
voce di Albert Einstein (da Berlino, in tedesco) e Henry Ford.
Su TimesUnion.com è disponibile un video
dell'apparecchio ricostruito, e qui su Youtube c'è un
altro brano di registrazione degli anni Venti recuperato. Una breve storia video di questo sistema di registrazione riportato in
vita dopo quasi novant'anni d'oblio è in un altro video su Youtube. Per saperne ancora di più: GE
Reports, Times
Union, Documenting
Early Radio.
Fonte foto: Wikipedia.
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