A conti fatti, dice il rapporto, la cifra spesa per l'intrattenimento è rimasta invariata: "invece di acquistare supporti audio e video, i
consumatori investono la parte risparmiata in concerti, visite al cinema
e prodotti di merchandising”. Il suggerimento per le case di produzione, quindi, è “adeguarsi ai nuovi comportamenti dei consumatori”.
Ogni volta che nasce una nuova tecnologia nei media c'è chi ne abusa, e questo è il prezzo del progresso, dice il rapporto, aggiungendo che i vincitori saranno coloro che sapranno usare a proprio vantaggio queste tecnologie e i perdenti saranno coloro che continueranno usare modelli commerciali vecchi. Chi scarica frequenta maggiormente i concerti e compra più giochi di chi non scarica. Anche le piccole band, secondo il rapporto, traggono beneficio dal fatto che gli utenti possono scaricare per assaggiare i loro brani prima di decidere sull'acquisto invece di dover andare a scatola chiusa.
Il rapporto esamina anche le norme antipirateria di altri paesi, come per esempio l'HADOPI francese, giudicato troppo costoso (12 milioni di spesa) e di dubbia legalità. Anche filtraggio o blocchi a monte sarebbero inopportuni, perché ostacolerebbero la libertà d'espressione e la privacy e comunque sarebbero aggirabili.
Inoltre, nota il rapporto del Consiglio Federale, è praticamente impossibile per le società svizzere dare la caccia ai piccoli condivisori, perché non è permesso archiviare in massa gli indirizzi IP di chi usa i circuiti di
file sharing, come è necessario fare per cogliere in flagrante chi condivide illecitamente, e quindi manca un elemento di prova fondamentale.