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Spiati al cinema in nome dell'antipirateria Stampa E-mail
Se pensate di rispondere a un messaggino al cinema, di farvi una foto mentre siete in sala prima della proiezione, oppure di approfittare del buio della sala per avere un po' di privacy, pensateci due volte, specialmente se andate all'estero: si stanno diffondendo telecamere di sorveglianza che rilevano anche al buio l'uso del cellulare e riprendono in dettaglio le attività degli spettatori durante la proiezione.

La ragione di una sorveglianza così stretta è la lotta al "camming": la pirateria dei film realizzata riprendendo la proiezione direttamente in sala usando una videocamera o un telefonino. I risultati qualitativi sono spesso pessimi, con colori sbiaditi e colpi di tosse e conversazioni degli spettatori, anche se non mancano i "cammer" che si collegano all'impianto audio, specialmente quello per gli apparecchi acustici.

Le statistiche indicano che il camming è in calo: oggi costituisce meno del 5% dei film più scaricati (il che vuol dire che il 95% è di qualità migliore) e si è dimezzato dal 2007. Chris Dodd, capo della MPAA (Motion Picture Association of America), afferma che è merito "quasi tutto della vigilanza" realizzata dalla NATO (che non è l'organizzazione militare, ma la National Association of Theatre Owners, l'associazione americana dei proprietari di sale cinematografiche).

La vigilanza, in questo caso, è arrivata a misure decisamente drastiche, degne di un aeroporto alle prese con la lotta al terrorismo: perquisizioni di borse e borsette, metal detector, telefonini sigillati in buste e persino sorveglianti con occhiali per la visione notturna. Ma adesso arriva una nuova soluzione: PirateEye.

 

Con PirateEye, nei cinema vengono installate telecamere che scrutano il pubblico e sono in grado di rilevare le lenti degli obiettivi di videocamere e telefonini. Quello che vedono è di qualità adatta a uso legale (un esempio inquietante è qui su Torrentfreak) e viene registrato e conservato per l'azione in tribunale contro i pirati. I responsabili di PirateEye dicono che se le videocamere riprendono una persona che non sta facendo registrazioni abusive le riprese di PirateEye vengono cancellate. Il sistema, costato oltre 5 milioni di dollari di ricerca finanziati dall'industria del cinema, avrebbero portato a più di dieci arresti ed azioni legali negli Stati Uniti.

 

Il problema di queste tecnologie è che gli utenti non sono consapevoli di essere sorvegliati e i sorveglianti possono facilmente lasciarsi andare a qualche eccesso, per esempio conservando la registrazione di qualche effusione di celebrità oppure incriminando chi sta semplicemente facendo un video personale dei propri amici al cinema, come è successo a Samantha Tumpach, che negli USA è andata a vedere Twilight: New Moon e si è fatta due giorni di carcere per poi finire in tribunale, accusata di pirateria dai gestori del cinema perché ha ripreso in sala i propri amici con i quali stava festeggiando un compleanno e ha incluso nell'inquadratura i primi quattro minuti del film.

 

Articolo di Paolo Attivissimo

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