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Storia di un “hackeraggio epico”, prima parte: l'incursione |
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Tutto comincia un venerdì pomeriggio. Quello del 3 agosto scorso. Mat Honan è un giornalista della rivista statunitense Wired. Scrive d'informatica da anni, non è certo un dilettante con i computer. Racconta lui stesso il suo venerdì da incubo in un articolo e in una videoconfessione.
Alle cinque del pomeriggio il suo telefonino (un iPhone) si spegne di colpo. Mat lo collega all'alimentatore e lo riaccende. L'iPhone parte con la schermata di configurazione, completamente azzerato, come se fosse appena uscito dal negozio. Niente panico, pensa Mat, ho una copia di tutti i miei dati su iCloud. Mat si collega ad iCloud ma non riesce a entrare: il login è sbagliato, gli risponde il servizio di Apple.
Niente panico di nuovo, si dice Honan: sul suo computer portatile c'è una copia di sicurezza dei dati del telefonino. Apre il computer e vi trova un avviso: iCal, il servizio di agenda di Apple, non riesce a collegarsi al suo account su Gmail. Poi lo schermo diventa grigio e compare la richiesta di un PIN di quattro cifre. Che però Mat non ha e non sa. Anche il computer è bloccato. Va al suo iPad. Bloccato anche quello.
C'è di peggio: tutti i dati sul computer, sull'iPad e sull'iPhone sono stati eliminati grazie alla funzione di cancellazione da remoto: ironicamente, quella che dovrebbe servire a proteggere i suoi dati da occhi indiscreti e a rendere inutilizzabili i dispositivi in caso di furto. L'account Apple di Mat è stato violato, e quindi stavolta è il criminale ad avere in mano le chiavi dell'antifurto. O meglio dell'autodistruzione, in questo caso.
Non è finita: anche il suo account su Google è stato cancellato e la sua password di Twitter è stata cambiata. Dal suo account Twitter violato, che Mat usa per lavoro, stanno partendo messaggi razzisti e omofobi. E Honan non ha una copia di scorta dei dati che aveva sul portatile. Non gli funziona più il cellulare. L'hackeraggio ha preso il controllo completo della sua identità digitale e gli ha fatto perdere un anno di dati, documenti e mail, comprese tutte le foto della figlia nata un anno prima. OK: panico.
Mat stacca la connessione Internet di casa, convinto che l'intruso sia entrato nella rete informatica domestica. Ma non è così, e i dettagli dell'attacco rivelano la pericolosa dipendenza dal cloud che si sta diffondendo non solo nei prodotti Apple, presi di mira in questo caso, ma anche nel mondo Microsoft e nei servizi di Google. Come si dice nei thriller da quattro soldi, quello che è successo a Mat potrebbe succedere a chiunque.
(continua)
Articolo di Paolo Attivissimo
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